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Hatha Yoga Tradizionale


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Hatha Yoga Tradizionale


LA DISCIPLINA

Hatha Yoga (dal sanscrito: हठयोग "hathayoga", ascoltare), chiamato anche Vidya Hatha (हठविद्या), è un tipo di yoga che focalizza la sua attenzione sull'esecuzione di posizioni statiche (asana), volte alla costruzione della forza fisica e mentale.

Hatha (dal sanscrito: ह "ha", sole e ठ "tha", luna) rappresenta energie opposte: caldo e freddo, fuoco e acqua, maschio e femmina, positivo e negativo, analogamente al concetto di "yin e yang" della cultura cinese. L'Hatha Yoga è un percorso olistico a 360°, che si pone l'obiettivo di bilanciare mente e corpo mediante la pratica (e la tenuta) delle asana, l'attuazione di procedure di purificazione (shat kriya), il compimento di i gesti (mudra), lo svolgimento di tecniche di respirazione controllata (pranayama) e attraverso la meditazione (dhyana). 

L'Hatha Yoga si compone di sei aspetti: asana, pranayama, pratyahara, dharana, dhyana e samadhi. L'osservazione dei primi cinque è finalizzata al raggiungimento del sesto aspetto, ovvero il samadhi, l'illuminazione. Il testo base dell'Hatha Yoga è l'Hatha Yoga Pradipika di Swatmarama, in cui vengono anche svelate le tecniche per risvegliare la Kundalini Shakti (o il Serpente Dormiente). 

L'Hatha Yoga è uno dei due rami dello yoga che più si concentrano sulla cultura fisica, come veicolo per raggiungere l'illuminazione (samadhi). L'altro è il Raja Yoga. Entrambi sono comunemente noti come ashtanga yoga, cioè lo yoga delle otto parti (अष्ट "ashta", otto e अङ्ग "anga", ramo). Svatmarama, nel suo testo, sottolinea più volte che la differenza principale tra le due tipologie di yoga è che il Raja Yoga utilizza principalmente quelle asana adatte ad allenare il corpo per la meditazione prolungata e quindi si concentra più su quelle meditative (Padmasana, "il Loto"; Siddhasana, "il Saggio", Sukhasana, "la Postura Semplice"; Vajrasana, "l'Eroe"). L'Hatha Yoga , viceversa, utilizza non solo le posture meditative, ma anche posture cosiddette "culturali" che si rifanno, cioè, alla mitologia e alla religione induista. Un'ulteriore differenza è che, nel Raja Yoga, durante il Pranayama non si applicano i cosiddetti "sigilli" o blocchi energetici (bandha).

 
“Non c’è Raja Yoga raja senza Hatha Yoga e nessun Hatha Yoga senza Raja Yoga” - Svatmarama

 

Come vuole la tradizione, le lezioni di Hatha Yoga si aprono e si chiudono intonando il mantra di ringraziamento ai Guru che tramandarono e diffusero la dottrina yogica - nei secoli e nel mondo - primo fra tutti il dio Shiva, padre fondatore della disciplina millenaria. Dopodiché si pratica Kaphalabhati, che pur essendo un esercizio di respirazione, è in realtà una delle Sei Kriya (dal sanscrito सात् "shat", sei e क्रिया "kriya", purificazione), indispensabile per pulire l'apparato respiratorio. Ultimata la pulizia ci si dedica al Pranayama (dal sanscrito प्राण् "pran", energia vitale e आयाम "ayama", regolare), il cui scopo è riportare in equilibrio il flusso d'aria in entrata e in uscita da entrambe le narici, parallelamente al flusso di energia vitale (prana) che scorre nei due principali canali energetici (nadi) ad esse collegate. Le asana, infine, insegnano l'equilibrio e regalano forza al corpo e allo spirito, migliorando la salute fisica e liberando la mente in preparazione alla meditazione (dhyana). Per concludere, al termine della sequenza di asana eseguite durante la lezione, ci si dedica al rilassamento guidato e profondo, indispensabile per consentire al nostro corpo di ricaricarsi appieno e di godere, durante il corso della giornata, degli straordinari effetti fisici e psicologici che solo la costante pratica dello yoga sa regalare.

 

BENEFICI

Gli effetti benefici sono evidenti in chi pratica l'Hatha Yoga. Il corpo è snello e flessibile, la pelle tonica e distesa, il viso allegro, gli occhi luminosi e lo sguardo attento. Provano un senso di benessere totale, hanno il controllo del bindu, godono dell'aumento del fuoco gastrico e della costante purificazione delle nadi. Gli studenti di Hatha Yoga vantano una qualità del sonno migliore, un aumento dei livelli di energia e tono muscolare, sollievo da dolori muscolari, articolari e dissoluzione delle rigidità, percepiscono un miglioramento della circolazione e dello stato di salute in generale. Le tecniche di Pranayama possono recare beneficio alla frequenza cardiaca e alla pressione sanguigna. L'Hatha Yoga è stato inoltre riconosciuto come pratica per la riduzione dello stress.

 

CENNI STORICI

Secondo la leggenda, colui che per la prima voltà parlò dell’Hatha Yoga e, successivamente, ne diffuse la dottrina, è il dio Shiva. Recatosi su di un’isola solitaria in compagnia della sua consorte, la dea Parvati, credette di trovarsi nel luogo e nel momento adatto per svelarle la conoscenza di questa antica disciplina. Ignaro del fatto di essere ascoltato anche da un pesciolino curioso, iniziò il suo lungo monologo mediante il quale iniziò Parvati all’Hatha Yoga. Fu solo al termine del discorso che si accurse di Matszya (il pesce) e per ricompensarlo di tanta attenzione e dell’interesse dimostrato, lo trasformò in essere umano. Matsya divenne così Matszyendranath, il primo yogi nonché siddha (uomo perfetto), che dedicò la vita intera all’insegnamento e alla diffusione dell’Hatha Yoga.

Nel 20 ° secolo l'Hatha Yoga, in particolare la diffusione delle asana, è diventato popolare in tutto il mondo ed è stato ribattezzato colloquialmente "Yoga".

Le posture che hanno reso famosa la disciplina sono minuziosamente descritte in tre dei principali testi della tradizione Induista: Hatha Yoga Pradipika di Yogi Swatmarama (15° secolo); Shiva Samhita di autore ignoto (1500 a.C. o tardo 17° secolo) e Gheranda Samhita da Yogi Gheranda (tardo 17° secolo).

Molti studiosi includono nella lista di cui sopra anche il Goraksha Samhita, scritto nell'11° secolo da Yogi Gorakshanath, tutt'oggi considerato uno dei responsabili della divulgazione dell'Hatha Yoga, così come lo conosciamo oggi.

Molte scuole moderne di Hatha Yoga in Occidente derivano da quella di Tirumalai Krishnamacharya, sommo maestro di vita, medico ayurvedico e filosofo indiano, originario di Mysore (Kannada - ex Karnataka) che insegnò dal 1924 fino alla sua morte nel 1989. Tra i suoi allievi di primo piano nella divulgazione dello yoga in Occidente, si annoverano K. Pattabhi Jois - patriarca del popolare e vigoroso Ashtanga Vinyasa Yoga; BKS Iyengar - il cui stile verte sull'enfatizzazione degli allineamenti e promuove l'uso ausiliario di attrezzi ideati ad hoc (cinghie, mattoncini, etc.); Indra Devi e TKV Desikachar, quintogenito di Krishnamacharya.

Un altro importante flusso di influenza all'interno e all'esterno India è stata Swami Sivananda di Rishikesh (1887-1963) e dei suoi molti discepoli , tra cui , tra gli altri , Swami Vishnu - devananda - fondatore della International Sivananda Yoga Vedanta ; Swami Satyananda - del Bihar School of Yoga ; e Swami Satchidananda of Yoga Integrale .

In India, nel 21° secolo, Baba Ramdev di Haridwar (Uttarakhand) ha reso popolare lo yoga tra le masse.

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Meditazione


Meditazione


LA DISCIPLINA

Come molti altri termini, anche parola meditazione può assumere significati diversi a seconda dei contesti nella quale viene inserita. Praticata fin dall'antichità e sentita come componente fondamentale di numerose tradizioni religiose e filosofiche, la pratica della meditazione implica spesso un grande lavoro interno per disciplinare, ridurre e infine sospendere le attività della mente. Meditare significa lavorare in profondità, addentrarsi nei meandri più nascosti della nostra mente, scoprirne i luoghi più reconditi nei quali si rifugiano le nostre più intime emozioni. Meditando proviamo a spogliare la realtà di tutti i veli con i quali Maya, l'illusione cosmica, l'ha rivestita. La meditazione è discernimento, contemplazione scevra di giudizio, è veglia vigile e attenta, è percezione del tutto, è visione chiara e limida, ma soprattutto è consapevolezza, è pace, è verità. Lavorando anche a livello inonscio e subconscio, la meditazione è uno strumento di straordinaria efficacia per la cura di quei problemi di salute che non sono altro che la somatizzazione di ferite dell'anima, materializzatesi in forme diverse all'interno come all'esterno del nostro corpo. Meditare significa guarire la causa, anziché preoccuparsi di curare meramente i sintomi. Si può meditare restando seduti all'interno di una stanza o all'aperto (è consigliabile scegliere un luogo e – anche e soprattutto per una questione energetica - farsì che resti sempre quello), oppure coinvolgendo la pratica della consapevolezza nelle attività di tutti i giorni, rendendola parte integrante della nostra routine quotidiana, esattamente come c'insegnano i monaci Buddhisti, che vivono la meditazione anche come una forma di allenamento mentale. Mala (tipici rosari indiani realizzati con le rudre, i grani del'albero di rudra), campane tibetane e altri oggetti rituali sono comunemente utilizzati durante la meditazione al fine di tenere tenere viva la concentrazione del praticante e di incrementare l'intensità di energia che si produce incanalando correttamente e con coscienza il potere della mente.

 

 

BENEFICI

Il termine meditazione si riferisce ad una vasta gamma di pratiche, molte delle quali volte a favorire il rilassamento, ad incrementare la crescita della forza vitale (qi, ki o prana) e a incanalarne l'energia, a sviluppare sentimenti empatici come la compassione, l'amore, la generosità e il perdono.

La meditazione ha un effetto calmante sul sistema nervoso, cardiovascolare e rspiratorio e aiuta a dirigere la consapevolezza interiore verso quella globale, fino al raggiungimento della conoscenza più pura. Infatti lo stato meditativo viene spesso descritto come "uno stato di veglia, di piena coscienza interiore, pur senza essere a conoscenza di nulla, se non della la consapevolezza stessa".

Meditare con costanza riduce lo stress e promuove il benessere dell'individuo a 360 gradi, è un più che valido strumento per prevenire e/o curare disarmonie psico-fisiche quali sensazione cronica di stanchezza, emicrania, pressione alta, insonnia, depressione, ansia e attacchi di panico.

 

CENNI STORICI

La tradizione induista riconosce quattro principali tecniche di meditazione alle quali, di recente, se n'è aggiunta una quinta: Japa (è la meditazione praticata con l'ausilio del mala e mediante la ripetizione di un mantra), Hatha Yoga (è la meditazione praticata al fine di risvegliare la Kundalini Shakti, spesso realizzata concentrandosi sui diversi chakra e avvalendosi di techiche avanzate di respirazione - Pranayama), Jnana Yoga (è la meditazione del discernimento e dell'intelletto: si giunge alla verità per esclusione di possibilità, , liberandosi dei concetti di “nome” e “forma” e spogliando la realtà – così come la percepiamo – di tutti i suoi strati, in un susseguirsi di domende mirate ad indagare sempre più in profondità), Bhakti Yoga (è la meditazione devozionale, che prende forma intonando bhajans e kirtans, eseguendo o prendendo parte a cerimonie religiose – pujas - e pregando) e Nada Yoga (è la meditazione che si avvale delle diverse vibrazioni prodotte dal suono per equilibrare i chakra e lavorare sui diversi livelli di coscienza cui ci è dato di accedere).

Il libro “Yoga Sutra” di Patanjali è uno dei testi fondamentali del Raja Yoga e in assoluto il più celebre in cui viene esplicata nel dettaglio, tra le altre, anche la pratica della meditazione.

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Pranayama


Pranayama


LA DISCIPLINA

Il controllo del Prana (l’energia sottile del respiro vitale) conduce al controllo della mente.

Questo è il principio sulla cui base si sono sviluppate, nei secoli, le tecniche di “Pranayama” (प्राणायाम "pranayama", controllo del Prana o del Respiro Vitale, appunto. Dal sanscrito प्राण "prana", energia o soffio vitale e अयान "ayama", ritenzione o controllo), ovvero quell'insieme di esercizi avanzati di respirazione volti a rallentare, regolarizzare e dosare il flusso d’aria che immettiamo ed emettiamo dai polmoni e di cui ci si avvale al fine di imparare a controllare e stabilizzare (sviluppandone la corretta padronanza) la nostra respirazione. L'Hatha Yoga è la dottrina per mezzo della quale queste tecniche sono tramandate di generazione in generazione.

La manifestazione più esteriore del Prana nel corpo umano è il movimento dei polmoni: quando l’energia vitale più sottile è controllata, anche tutte le sue altre manifestazioni nel corpo verranno lentamente controllate. Ogni parte del corpo può essere riempita di Prana e quando saremo capaci di farlo, saremo in grado di governare l’intero organismo. Tutte le disarmonie del nostro corpo possono essere riequilibrate alla radice, controllando e regolando il flusso di energia vitale all'interno di esso: questo è il sapere segreto che sta alla base delle tecniche di guarigione.

Come ben sappiamo, i nostri polmoni assomigliano a due triangoli, le cui basi riempiono la parte bassa della gabbia toracica e i cui vertici arrivano al di sotto delle clavicole. Le nostre abitudini e lo stile di vita spesso frenetico ci portano a fare tutto di corsa, anche respirare! Per via della nostra tendenza ad inspirare sollevando il petto verso l'alto, ci ritroviamo a sfruttare solo l'apice dei polmoni, la porzione più piccola e meno capiente, compiendo il massimo sforzo (a livello fisico) ed ottenendo il minor risultato: con questo tipo di respirazione (“clavicolare” o “apicale”) infatti, utilizziamo solo un terzo (se sotto stress solo un quarto) della nostra capacità polmonare, con il risultato che al minimo sforzo cominciamo a sospirare o, in casi di elevato sforzo fisico, ci sentiamo sopraffatti dalla fatica ed iniziamo ad ansimare.

Nella respirazione ordinaria, dunque, accumuliamo solo una piccola quantità di Prana, ma quando ci concentriamo e regoliamo coscientemente il respiro siamo in grado di accantonarne una grande quantità. Le persone con abbondante energia pranica sono radiose, emanano forza e vitalità che vanno a “contagiare” tutti coloro che entrano in contatto con essi.

Inoltre, attraverso una respirazione corretta e consapevole si ha un incremento dell’afflusso di Prana ed ossigeno all’intero organismo, tale da favorire il funzionamento ottimale del cervello e di tutte le cellule del nostro corpo, da migliorare l’assimilazione dei nutrienti (soprattutto vitamine e minerali) derivanti dal cibo ingerito e da eliminare un maggior quantitativo dei gas nocivi prodotti durante il processo di metabolizzazione (di anidride carbonica in particolare). La stanchezza via via si dissolve, lasciando il posto a una nuova vitalità fisica e a una ritrovata freschezza mentale.

Per quanto riguarda gli effetti “sottili” del Pranayama, i testi tradizionali fanno riferimento in particolare al risveglio di Kundalini, l’energia che giace in forma di serpente assopito, avvolto in spire, alla base della colonna vertebrale.

I testi tantrici affermano che una pratica prolungata ed intensa del Pranayama fa sì che i due soffi vitali - Prana ed Apana - esercitino un’azione congiunta che provoca il “risveglio” della Kundalini Shakti, che risale attraverso i chakra, i sei centri energetici disposti lungo l’asse della colonna vertebrale, fino a raggiungere il “Loto dai Mille Petali” (Sahasrara-padma) o il “Chakra della Corona”, sito alla sommità del capo, consentendo di raggiungere lo stato di Mukti-nirvana, ovvero la liberazione suprema.

Tensione e perfino depressione possono essere superate anche solo praticando quotidianamente una dozzina di respirazioni profonde, provando a staccare la spina della nostra mente da tutto ciò che l'affolla e concentrandoci per alcuni minuti sul movimento prodotto dal nostro respiro, cercando di ascoltare e registrare il maggior numero di informazioni che il nostro corpo e il nostro spirito vorranno offrirci e provando a spostare l'attenzione sempre più in profondità, nel nostro intimo.

 

BENEFICI

I due emisferi del cervello sono correlati alle narici del naso. L'emisfero destro, preposto alla creatività, all'intuizione ed all'attività onirica è collegato alla narice sinistra (Ida o Chandra Viloma, la narice della Luna), quella che è maggiormente stimolata nelle ore notturne ed in situazioni legate all'inerzia. L'emisfero sinistro del cervello, che si attiva ogni volta che abbiamo a che fare con questioni logiche, razionali o che richiedo un elevato livello di concentrazione, è collegato alla narice destra (Pingala o Surya Viloma, la narice del Sole), particolarmente attiva nelle ore diurne, di studio o di lavoro.

La techinche di Pranayama si prefiggono lo scopo di regolare il flusso d'aria immesso ed emesso da ambedue le narici, così da equilibrare l'attività degli emisferi cerebrali e ritrovare l'armonia di mente e spirito.

Praticare quotidianamente il Pranayama pulisce e rinforza I polmoni e l'intero sistema respiratorio; dona armonia e benessere all'intero organismo; favorisce - durante la ritenzione del respiro, per via dell'aumento della pressione generata all'interno dei polmoni - il più alto scambio di sostanze gassose: una maggiore quantità d'ossigeno raggiunge il sangue ed una maggiore quantità di anidride carbonica ed altri gas nocivi passano dal sangue ai polmoni, che elimineranno il tutto durante l'espirazione, grazie alla quale (soprattutto quando prolungata) i polmoni vengono ripuliti dall'accumulo di aria stantia e scorie; ristabilisce l'equilibrio tra il processo anabolico e quello catabolico; aiuta a rilassare la mente, conferendole nuova calma e lucidità; purifica i canali energetici (nadi) attraverso i quali scorre l'energia vitale; favorisce il controllo e l'accumulo di prana; l'intero organismo sembra più “leggero” e lo sguardo diventa più luminoso; aiuta a ritrovare la centratura e l'equilibrio interiore.

 

 

CENNI STORICI

Secondo l'"Hatha Yoga Pradipika", il più antico e fondamentale testo di divulgazione della dottrina Yogica, si possono contare sette principali tecniche di Pranayama, così come elencate e brevemente descritte di seguito:

- Anuloma Viloma: in accordo con quanto ci insegna la disciplina dello Yoga, attraverso la narice destra – Pingala o Surya Nadi (“Via del Sole”) – scorre l'energia che riscalda tutto il corpo, quella catabolica che accelera, cioè, il metabolismo degli organi interni. Attraverso quella sinistra – Ida o Chandra Nadi (“Via della Luna”) - fluisce l'energia che rinfresca l'organismo, quella anabolica che, quindi, rallenta le funzioni metaboliche. Praticare Anuloma Viloma Pranayama aiuta a sciogliere i blocchi emotivi bilanciando il sistema psichico, calmare la mente, a renderla lucida e concentrata e pronta alla meditazione, consente di controllare ed accumulare Prana, purifica le Nadi ed è quindi fondamentale e propedeutico alla pratica delle tecniche di respirazione più avanzate.

- Sitali (dal Sanscrito “fresco”): si pratica per raffreddare l'organismo che può rivelarsi utile dopo un'intensa attività fisica, oltre che in caso di febbre leggera o di infiammazioni in generale. Sitali attiva, inoltre, il fegato e la milza migliorando la digestione e giovando nei casi di attacchi di bile.

- Sitkari (dal Sanscrito “freddo”): oltre che a regalare gli stessi benefici di Sitali, si dice che a seguito di una regolare pratica di Sitkari il nostro corpo acquisti vigore, bellezza ed aumenti l'energia a nostra disposizione;

 

- Brahmari (altrimenti detta “La Respirazione dell'Ape Nera”)

- Ujjai (anche conosciuta come “la Respirazione del Vittorioso”)

- Chandra Bedhana (dal Sanskrito “chandra”, luna e “bedhana“, passare attraverso): in questa tecnica Pranayama, l'inspirazione avviene sempre attraverso la narice sinistra (quella della Luna, appunto) e l'espirazione avviene sempre attraverso la destra e praticandola si stimolano i nervi controllati dall'influsso della Luna. La pratica di questa tecnica è anche un buon rimedio per contrastare il sonno , l'indolenza e perfino la fame e la sete, soprattutto durante la stagione estiva;

- Agnisar (dal Sanskrito "agni", fuoco): oltre ad essere annoverata tra le tecniche di purificazione, è anche una tecnica di respirazione avnzata per mezzo della quale si accresce il calore corporeo e lo si concentra pressapoco all'altezza dello stomaco, stimolando la digestione.

- Bhastrika (altresì nota come "la Respirazione a Mantice")

 
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Respirazione & Benessere


Respirazione & Benessere


YOGA E RESPIRO

Il grande saggio e Guru Patanjali Maharishi così definisce la disciplina dello Yoga nei suoi famosissimi “Yoga Sutra” (primo testo in assoluto in cui vengono enunciati e spiegati i princìpi e le dottrine del Raja Yoga – la “Via Regale del Controllo della Mente”): “Yogas chitta-vrtti-nirodhah” ovvero “lo Yoga è la sospensione dell'attività mentale”.

Controllare la mente non è possibile senza controllare il Prana, l'energia vitale, perché sono intimamente correlati ed interdipendenti. Gli yogi, dunque, si esercitano a controllare il respiro con questo obiettivo: la conoscenza e pratica delle tecniche di controllo del Prana (o respiro, sul piano fisico) prende il nome di “Pranayama”.

Una persona concentrata o assorta in meditazione avrà un respiro lento e regolare, viceversa colui la cui mente è turbata da ansia, stress o emozioni negative presenterà una respirazione affannosa e irregolare: questo dimostra la stretta correlazione esistente fra mente e Prana.

Il Prana è presente in tutto ciò che possiede vitalità ma non solo: lo assorbiamo attraverso l'aria che respiriamo, il cibo che ingeriamo, l'acqua che beviamo e attraverso la luce del Sole.

La parte più alta e sottile del Prana nutre la nostra mente e si manifesta attraverso i pensieri, quella più densa e solida degli elementi che ingeriamo, invece, va a nutrire il nostro corpo, permettendoci di essere attivi e di mantenerlo in buona salute e si manifesta attraverso il movimento dei polmoni (da cui ne risulta la respirazione): se questo movimento cessasse d'improvviso, tutti gli altri processi e movimenti che hanno luogo nel corpo umano si fermerebbero di conseguenza.

L'effettivo controllo del respiro si raggiunge quando si è in grado di controllare l'espirazione (rechaka) e non durante l'inspirazione (puraka), poiché il rinnovo dell'energia avviene in modo migliore rilasciando l'aria con consapevolezza, piuttosto che dal mero riempire i polmoni di aria. Infatti, più aria riusciamo ad espirare, più aria siamo in grado d'inspirare. L'espirazione, inoltre, ci aiuta ad entrare in una condizione di rilassamento fisico, mentale, ed emozionale sempre più profonda, oltre che nell'adattare noi stessi ai cambiamenti.

L'ammontare dell'aria inspirata si misura con uno strumento medico chiamato “spirometro” e viene chiamata “capacità vitale”: nella tradizione Induista, infatti, la stima di longevità di un uomo non si basa ipotizzando gli anni di vita a venire, bensì sul numero degli eventuali respiri futuri. Ecco perché uno degli obiettivi primari del Pranayama è proprio l'incremento di questa capacità.

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Chakra & Kundalini


Chakra & Kundalini


LE SETTE RUOTE

Tutto ciò che esiste nell'Universo (macrocosmo) si trova anche nell'uomo (microcosmo), quindi nella nostra fisicità possiamo ritrovare i vari gradi e livelli dell'esistenza universale: il piano fisico/materiale, il piano energetico/astrale ed il piano divino/spirituale che la disciplina dello Yoga riconosce come tre “veicoli” apparenti di cui l'anima si avvale nel suo percorso verso la perfezione.

Il corpo fisico - “Stula Sharira” - è composto dai cinque elementi (terra/prithvi, acqua/apas, fuoco/agni, aria/vayu, etere/akasha) e dai rispettivi stadi dell'esistenza (nascita, crescita, cambiamento, decadenza, morte).

Il corpo astrale - “Linga o Sukshma Sharira” - consente di sperimentare piacere e dolore ed è composto dai cinque organi di azione (“Karma Indriyas”: bocca, mani, piedi, genitali, ano), dai cinque organi di conoscenza (“Jnana Indriyas”: vista, udito, olfatto, gusto, tatto), dalle cinque energie vitali (“Pranas”: respirazione/Prana, evacuazione/Apana, digestione/Samana, deglutizione e separazione del corpo astrale da quello fisico/Udana, circolazione sanguigna/Vyana) e dai quattro strumenti interiori (“Antahkarana”: ego/Antakharana, mente/Manas, subconscio/Chitta, intelletto/Buddhi, ego/Ahamkara).

Il corpo spirituale – Karana Sharira – è il velo o copertura (Maya Avarana) che contiene il Sé e, vista la sua natura estremamente sottile, si dice che sia costituito d'invisibilità (Avyakta). E' in questo corpo che, in accordo con la dottrina Induista, sono contenute le “tracce” (Samskaras) di ogni esperienza vissuta, nonché il Karma prodotto nelle vite passate ed in quella corrente.

Ogni parte del corpo fisico è associata e strettamente correlata alla sua controparte nel corpo astrale, tanto da essere interdipendenti fra loro.

Secondo gli antichi testi Induisti esistono ben 88.000 nuclei energetici e 72.000 Nadis (o condotti energetici) nel corpo astrale, ma solo sei di questi possono essere definiti Chakra (dal Sanskrito “ruote”) e sono posizionati lungo Sushumna - la vena di energia pura che nel corpo fisico si materializza nel midollo spinale (Meru Danda). Queste “ruote” comunicano tra loro attraverso le Nadi, cioè i canali di scorrimento delle forze vitali. Sul piano fisico i Chakra corrispondono ai plessi nervosi, mentre le altre Nadis coincidono, in linea teorica, al resto delle terminazioni nervose.

Le tre Nadi principali sono: Sushumna (composta a sua volta da Vajrani e Chitrani, detta anche Brahma Nadi, poiché attraverso di essa scorre l'energia più pura in assoluto), che scorre nell'asse cerebrospinale e raggiunge la sommità del capo (Brahmarandhra – la “Porta di Brahma”); Ida e Pingala, che si avvolgono elicoidealmente a Sushumna trasportando le polarità dell'energia (Prana: maschile, positiva ed ascendente ed Apana: femminile, negativa e discendente), per terminano rispettivamente nelle narici destra e sinistra.

I Chakra rappresentano i centri di coscienza dell'uomo, attraverso i quali passa nei vari stadi di “evoluzione spirituale”: i primi cinque si riferiscono all'attività propria del suo essere fisico, mentre il sesto è la sintesi dei precedenti ed è la stazione intermedia fra il piano materiale e quello divino, in cui l'individuo prende coscienza della propria immortalità spirituale e si prepara all'unione con Brahman attraverso la porta di Sahasrara – il “Loto dai Mille Petali” - che non può essere definito Chakra poiché rappresenta l'universalità contenuta nell'essere umano e diviene attivo solo quando questi supera i propri limiti e raggiunge il massimo livello di consapevolezza, conoscenza e beatitudine.

La Prakriti Shakti è la Forza od Energia Cosmica che, individualizzata, prende il nome di Kundalini Shakti o Tripura (“formata da tre parti”, in virtù delle tre caratteristiche che la contraddistinguono: Icha Shakti, la volontà – Gyana Shakti, la conoscenza – Kriya Shakti, l'azione) e viene rappresentata da un triangolo capovolto verso il basso, di cui ogni angolo corrisponde ad una delle tre energie che la compongono.

Per riuscire a stimolare la Kundalini, è necessario che le Nadi del nostro corpo siano il più possibile purificate in modo da permettere a Prana ed Apana di fluire con semplicità: fino ad allora, infatti, la nostra forza vitale riposa addormentata alla base del rachide, nel Muladhara Chakra - e viene raffigurata simbolicamente come un serpente arrotolato su sé stesso, come ad enfatizzare la staticità di quest'energia dormiente.

Il primo Chakra, Muladhara appunto, è la base ed il supporto di ogni manifestazione individuale ed è proprio lavorando su di esso che è possibile risvegliare il “Potere del Serpente”, lasciando che si srotoli verso l'alto e facendo sì che, risalendo attraverso Sushumna, attivi gli altri cinque Chakra.

La tradizione Induista vuole che, quando Kundalini arriva al sesto Chakra - Ajna, che è il primo centro di contatto con il Divino – si riceva l'insegnamento direttamente da Brahma, che esercita la funzione di Praramashiva o Maestro Interiore. L'Ajna Chakra consente l'apertura del “terzo occhio”, favorendo il processo conoscitivo attraverso il superamento della visione razionalistica e materialistica dell'esistenza e permettendo all'uomo di prendere coscienza dell'immortalità del proprio essere, in funzione della sua unità con il Tutto, con l'Universo.

Dopodichè Kundalini incontra ancora due centri vitali secondari per poi giungere, carica dell'energia propulsiva a sé confluita dopo l'apertura di ciascuno dei sei Chakra, a Sahasrara che, una volta aperto, condonerà al praticante la pura consapevolezza, la pura conoscenza e la pura beatitudine – Sat-chit-ananda – permettendogli di sperimentare il Nirvikalpa Samadhi (stato di supercoscienza, stadio di massima illuminazione) ed ottenere Moksha o Mukhti (la liberazione) dal velo di Maya (l'illusione cosmica causata dall'ignoranza, Avidya), quindi spezzando ogni limitazione derivante dai piani di coscienza e conoscenza inferiori.

In questo caso, dunque, l'energia scorre libera e prorompente in Sushumna e di conseguenza Ida e Pingala si disattivano automaticamente poichè la respirazione fisica non è più necessaria: lo yogi è oltre ogni limitazione mentale, terrena e spaziotemporale.

Ogni Chakra viene rappresentato come un Fior di Loto con un variabile numero di petali, al centro del quale si trova il relativo Yantra (simbolo geometrico) del Bhuta (elemento archetipico) corrispondente, nel quale è situato il Bija-Mantra (suono-seme che trasformò l'energia potenziale di Brahman in materia) proprio di ogni centro energetico. Ad ogni Chakra è inoltre associata una particolare divinità Indù e la rispettiva Shakti: queste rappresentazioni simboliche sono delle formule atte a sintetizzare le relazioni tra i vari piani di esistenza.

  *Muladhara Chakra (rosso vivo): è situato alla base del rachide ed ha come simbolo geometrico un triangolo rivolto verso il basso racchiuso in un quadrato, emblemi rispettivamente dell'organo genitale femminile e dell'elemento Terra: è qui che riposa la Kundalini Shakti.

  *Swadhistana Chakra (arancione): è situato nell'area dei genitali ed il suo simbolo geometrico è la falce di Luna racchiusa in un cerchio, emblemi dell'elemento Acqua.

  *Manipura Chakra (giallo): è situato nel plesso solare, all'altezza dell'ombelico ed il suo simbolo geometrico è un triangolo equilatero, emblema dell'elemento fuoco.

 *Anahata Chakra (verde): è situato nel petto, all'altezza del cuore ed ha come simbolo geometrico il doppio triangolo incrociato, emblema dell'elemento Aria.

 * Vishudda Chakra (azzurro): è situato nella gola, all'altezza della carotide ed il suo simbolo geometrico è un triangolo equilatero all'interno del quale è inscritto un cerchio, emblema dell'elemento Etere.

  * Ajna Chakra (blu indaco): è il più elevato ed al suo interno racchiude Manas (la mente). Si trova fra le arcate sopraccigliari e contiene, all'interno di un triangolo capovolto verso il basso la sacra sillaba “OM” (Aum), il suono primordiale, emblema dell'elemento Avyakta, il Non-manifesto (è la sostanza antecedente la Creazione).